" Mamma quando torni a casa? I compiti sono nel registro e mi devi dire cosa devo fare".... Questa è solo una delle frequenti frasi pronunciate dai bambini durante i servizi di assistenza educativa...
" Cosa devi studiare oggi? " chiedeva l 'educatore " Non lo so"- era la risposta del bambino- " lo sa mamma perché lo vede sul registro"...
Si chiama allora la mamma " Non lo so che cosa deve studiare...sto lavorando...non ho tempo di entrare sul registro ora...Che chiami un compagno di classe per farsi dire cosa deve fare"...
Doppio flop: fallito il tentativo, buono nelle intenzioni, di coinvolgere la famiglia nel processo scolastico del figlio con un supporto informatico ( che non sempre è facile consultare tra tempo e problemi di rete ) , così come fallisce l 'obiettivo di rafforzare l'autonomia scolastica del bambino ( fallimento che porta con se importanti ricadute sull" autostima e sul proprio senso di autoefficacia).
Certo questa non è la storia di tutti i bambini e di tutte le famiglie, ma è la storia di tanti di loro.
E allora ci domandiamo perché si è pensato a tutto questo...per un bisogno ( incomprensibile a mio parere) di controllare i bambini? Un bisogno che esprime tutta l 'insicurezza del mondo adulta e rende sempre più fragile l 'immagine che ogni bambino ha di sé, perché quello che arriva al bambino che aspetta la madre per sapere cosa studiare ( ossia qualcosa che dovrebbe appartenere ad un ambito solo suo come quello scolastico) é " io non sono capace". Che poi il bambino scelga di dire " mi va bene cosi, ci pensano i miei " è tutt' altra storia. Perché i bambini sanno bene come celarsi dietro le parole quando devono salvarsi...


Nessun commento:
Posta un commento